Il Partito Laburista dovrà lasciare, entro trenta giorni, lo storico circolo che occupa da circa settant’anni al numero 41/2 di Republic Street, nel cuore di Valletta. A deciderlo è stato il Rent Regulation Board, l’organo che dirime le controversie sugli affitti a Malta, che ha accolto il ricorso dei proprietari dell’immobile e ordinato lo sgombero del club, ponendo tutte le spese processuali a carico del partito.
Al centro della vicenda vi è un contratto di locazione risalente a circa sette decenni fa, quando l’immobile fu affittato al Partito Laburista per una somma annua di 604,12 euro, corrispondente a circa 50 euro al mese. Grazie alle disposizioni della legge maltese del 1931 sulla regolamentazione degli affitti degli immobili urbani, quel canone non poteva essere modificato senza l’autorizzazione del Rent Regulation Board, e il contratto era soggetto a un rinnovo pressoché indefinito. La normativa impediva inoltre ai proprietari, trattandosi di un immobile a uso commerciale, di rientrarne in possesso.
Gli stessi proprietari dell’immobile, in gran parte discendenti della vedova che concesse l’immobile in affitto al partito, insieme ad altri comproprietari minori tra cui la gioielleria Pavillion Jewellers Ltd, avevano già ottenuto un primo importante riconoscimento nel febbraio scorso, quando la Corte Costituzionale aveva stabilito che il canone irrisorio pagato dai labour violasse i diritti fondamentali dei proprietari, condannando lo Stato – e non il Partito Laburista direttamente – a versare loro 254.307 euro di risarcimento. Una perizia disposta dal tribunale aveva stimato che il valore di mercato dell’affitto dell’immobile nel 2022 avrebbe dovuto essere di circa 40.000 euro l’anno, ovvero circa 66 volte superiore a quanto effettivamente corrisposto dal partito.
Quella sentenza, tuttavia, si era fermata a riconoscere la violazione senza disporre lo sfratto, poiché il comitato che gestisce il club di Valletta aveva acquisito nel 2004 una quota del 4% della proprietà da uno degli eredi della sopracitata vedova, in un atto notarile rogato dall’attuale presidente della Repubblica, Myriam Spiteri Debono. In quanto comproprietario, il tribunale costituzionale aveva ritenuto di non poter ordinare lo sfratto del partito da un immobile di cui possedeva comunque una parte, rinviando la questione a un separato procedimento civile tra comproprietari.
Proprio da qui è scaturita la decisione dei proprietari di rivolgersi al Rent Regulation Board, che ha ora accolto la loro richiesta di sfratto. Nella sentenza, pubblicata nei giorni scorsi, il giudice ha stabilito che il prosieguo dell’occupazione dell’immobile da parte del partito continuerebbe a perpetuare la violazione dei diritti di proprietà già riconosciuta in sede costituzionale. Il Partito Laburista ha ora trenta giorni di tempo per lasciare i locali, a meno che non decida di presentare appello.
(immagine di archivio, credits: Newsbook)
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