«Che peccato». Sarebbe stata questa la gelida esclamazione di John Cassar, 47 anni, quando ha appreso che il padre era sopravvissuto alla furia dell’assalto. Il dettaglio è emerso nel corso dell’ultima udienza istruttoria a carico dell’uomo, accusato dell’omicidio della madre, la 72enne Mary Grace Cassar, e del tentato omicidio del padre, il 74enne Ganni Cassar. I fatti si sono consumati lo scorso 15 ottobre all’interno della proprietà di famiglia a Mqabba. La dettagliata ricostruzione presentata in aula dagli inquirenti ha fatto luce sulla causa del decesso della donna e sui retroscena che hanno preceduto la tragedia.
Secondo quanto stabilito dagli esami medico-legali, Mary Grace Cassar è deceduta per asfissia da strangolamento. Il cadavere della 72enne è stato rinvenuto in posizione supina sul pavimento della cucina, con una camicia strettamente annodata attorno al collo. I rilievi autoptici hanno inoltre evidenziato traumi da corpo contundente al volto e alla parte superiore del torace, oltre a una ferita da taglio all’addome, quest’ultima giudicata non fatale dai periti.
Dalle testimonianze raccolte in aula è emerso che, nelle ore antecedenti al delitto, Mary Grace Cassar aveva contattato Rosalie Cassar, moglie da cui John Cassar era separato, per chiederle il numero di telefono della Caritas. L’anziana madre si era detta preoccupata per le condizioni psicofisiche del figlio, riferendo che l’uomo «non stava bene» e che le aveva sottratto del denaro. Il suo intento, si presume, era quello di trovare una struttura che potesse assisterlo.
L’analisi dei filmati delle telecamere di sicurezza della zona ha permesso agli investigatori di tracciare una precisa linea temporale dei movimenti dell’imputato. John Cassar è stato ripreso mentre faceva ingresso nella casa dei genitori alle 13:11, momento in cui la madre si trovava da sola in casa. Il padre, Ganni Cassar, è arrivato a bordo della propria auto alle 13:36. Poco dopo, alle 14:08, le telecamere hanno filmato il 47enne mentre si allontanava dal luogo del delitto.
La morte della donna è stata collocata dai medici legali intorno alle 13:30. Alle 14:10, il padre ferito è riuscito a telefonare alla nuora Rosalie, riferendo che il figlio lo aveva colpito al petto con un cacciavite e manifestando immediata preoccupazione per la moglie, con la quale non riusciva a mettersi in contatto. Quando i soccorritori e gli agenti di polizia sono giunti sul posto intorno alle 15, l’anziano era già stato trasportato d’urgenza in ospedale, mentre il corpo esanime della moglie giaceva nella cucina, stanza in cui è stato sequestrato anche un coltello con apparenti tracce di sangue.
Subito dopo i fatti, Cassar avrebbe inviato una serie di messaggi a diverse persone. Tra questi, spicca una comunicazione inviata all’ex moglie, nella quale le intimava di non portare il loro figlio nella casa dei nonni a Mqabba, descrivendo l’ambiente come una «scena macabra».
La fuga dell’uomo si è conclusa nella sua residenza di Hal Farrug, dove si era barricato all’arrivo delle forze dell’ordine. Durante le negoziazioni in videochiamata con la polizia, Cassar, apparso in forte stato di agitazione, avrebbe ammesso di aver assunto cocaina per diversi giorni e di necessitare di altre sostanze per attenuare il successivo crollo psicofisico. Proprio in quel frangente l’indagato avrebbe pronunciato la frase registrata dagli inquirenti: «Non fatemi domande. Ho ucciso mia madre e mio padre». L’uomo si è infine arreso alle 16:36, consegnandosi ai poliziotti. Piantonato in ospedale per via dell’abuso di stupefacenti, vi è rimasto ricoverato fino al 17 ottobre, giorno del trasferimento in carcere. Successivamente, davanti alla notizia del decesso della madre e delle condizioni stabili del padre, avrebbe liquidato la vicenda bollandola come «un peccato».
Il quadro probatorio si arricchisce della testimonianza di una donna che aveva sporto denuncia contro il 47enne proprio il giorno dell’omicidio. La teste ha riferito che, nei giorni precedenti, Cassar aveva mostrato una crescente ostilità, accusandola di avergli sottratto 7.000 euro dal proprio conto corrente. L’imputato avrebbe iniziato a minacciare sia la donna sia l’ex moglie Rosalie, arrivando a pubblicare sui social network scatti fotografici di entrambe.
John Cassar, che si è dichiarato non colpevole dei fatti contestati, deve rispondere dei reati di omicidio volontario, tentato omicidio, lesioni personali aggravate, minacce, violenza privata, possesso di eroina e violazione di precedenti provvedimenti giudiziari.
(in copertina da sinistra: il momento dell’arresto e l’imputato, credits: Malta Police Force, Facebook)
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