È tornato in tribunale Mohamed Ali Ahmed Elmushraty, 34enne meglio conosciuto come “Lilu King”, già nei guai per numerosi altri procedimenti, questa volta insieme al suo connazionale Noureddin Amer Miloud Almahmoudi, 39 anni. I due sono accusati, a vario titolo, di concorso in una serie di gravi reati, tra cui violenza sessuale, sequestro di persona, estorsione e furto, nell’ambito di un’indagine per aggressione che coinvolge anche il 36enne Jordan Azzopardi, soprannominato “El Chapo” di Malta, e Abdulmonen Abudagil, 23 anni. Entrambi gli imputati hanno respinto ogni addebito.
Il caso prende avvio dalla denuncia presentata la sera dello scorso 21 aprile da un uomo che ha riferito di essere stato attirato con un pretesto in un negozio di San Gwann, dove sarebbe stato aggredito, minacciato con un coltello, derubato e sottoposto a violenza sessuale mediante l’uso di un oggetto. Nell’ambito dell’inchiesta, la vittima avrebbe riferito che uno dei presunti aggressori aveva fatto il nome di “Lilu King”, circostanza che ha spinto gli investigatori ad ampliare il raggio degli accertamenti.
Determinante, secondo la ricostruzione dell’accusa, l’analisi delle comunicazioni telefoniche effettuate da Elmushraty dal carcere di Corradino. Dalle registrazioni emergerebbe un contatto con Abudagil poco prima dei fatti e, nel corso della conversazione, si farebbe riferimento, tra l’altro, alla necessità di disattivare le telecamere di sorveglianza, evitare di essere ripresi e intimidire la vittima. La difesa, tuttavia, sostiene una lettura opposta: quelle parole, a loro dire, sarebbero state pronunciate con l’intento di scoraggiare l’azione.
Il ruolo contestato ad Almahmoudi emerge invece dalle immagini di videosorveglianza raccolte dagli investigatori che lo ritrarrebbero mentre esce dal negozio e ne capovolge l’insegna da “aperto” a “chiuso” poco prima dei fatti. La vittima ha dichiarato di aver visto una persona lasciare il locale subito prima dell’aggressione, successivamente identificata proprio attraverso quei filmati. In una prima fase, quando le registrazioni non erano ancora disponibili, Almahmoudi era stato interrogato e rilasciato: la versione fornita allora, secondo cui avrebbe lasciato il negozio molte ore prima, non troverebbe riscontro nelle immagini acquisite in seguito.
L’accusa ha precisato in aula che le imputazioni più gravi, come la violenza sessuale e il tentato omicidio, riguardano esclusivamente Azzopardi e Abudagil. Nei confronti di Elmushraty e Almahmoudi si contesta invece un ruolo di complicità, che per il primo si estende anche alla presunta violazione di precedenti misure cautelari e alla recidiva.
Nel corso dell’udienza, la difesa di Almahmoudi ha chiesto la libertà provvisoria, sostenendo che il giovane uomo – impiegato nel negozio – si trovasse semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato e non avesse alcun coinvolgimento nei fatti. La procura si è opposta, richiamando il rischio di fuga e la possibilità di inquinamento delle prove, anche alla luce del quadro investigativo ancora in evoluzione.
Il tribunale ha infine respinto l’istanza, disponendo la custodia cautelare. Per Elmushraty non è stata avanzata alcuna richiesta di scarcerazione, essendo già dietro le sbarre per un altro procedimento. È stato inoltre emesso un ordine di protezione a favore della presunta vittima.
(immagine di archivio, credits: Facebook)
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